Diritto allo Studio: voi non potete fermare il vento, ci fate solo perder tempo! TESI 1.1

Scritto da Daniele  il 11/09/2010 in Diritto allo Studio, letto 939 volte

TESI 1 provinciale: Diritto allo Studio

 

Domandandosi dove si possano individuare le fratture più importanti nel susseguirsi dei rapporti di dominio tra classe dominante e masse popolari nelle società occidentali non si può non tenere in considerazione l'avvento dell'istruzione di massa come enorme elemento di stravolgimento.State DIRITTI!

La conoscenza è indiscutibilmente un elemento rivoluzionario in quanto demarca la possibilità reale di autodeterminare una volontà, che essa sia individuale o collettiva. In virtù di ciò i luoghi della conoscenza hanno storicamente assunto un ruolo di miccia per miriadi di movimenti e trasformazioni sociali. Da cosa partirono il '68 ed il '77 se non da scuole ed università?

Quale movimento annunciò l'avvento delle privatizzazioni in neoliberiste dei decenni appena trascorse se non la Pantera Qual è stata la sveglia del conflitto sociale in Italia nell'ultimo governo Berlusconi se non l'Onda Anomala?

Queste sono alcune dimostrazioni di come l'accesso al sapere sia via di costruzione di una coscienza critica particolare. L'accesso al sapere ovvero il diritto allo studio si afferma quindi come una possibilità indiscussa di poter comprendere e quindi emanciparsi, poter determinare il proprio futuro e le proprie scelte di vita.

Il diritto allo studio assume in questa fase di crisi importanza strategica per una battaglia più complessa per l'uguaglianza sociale.

Denunciare che "hanno rapito il nostro futuro" significa di conseguenza che non solo hanno distrutto e dequalificato i luoghi della conoscenza, ma soprattutto che hanno minato le possibilità materiali per accedervi, ricalcando una storica distinzione di classe tra chi può permettersi una formazione di qualità e chi no.

I percorsi di movimento dell'autunno scorso hanno dimostrato soprattutto nella nostra regione che un'AltraRiforma è possibile, che riappropriarci del nostro futuro è qualcosa di realizzabile e quindi che costruire dal basso forme di cambiamento reale aprendo spazi di contrattazione dimenticati è necessario.

L'approvazione della legge regionale sul diritto allo studio ha dimostrato per noi che un movimento deve porsi degli obiettivi precisi proprio perché rigettiamo il conflitto nelle sue forme estetiche e miriamo ad una riappropriazione nuova costruzione delle nostre libertà. La vittoria di quella battaglia però è ancora oscurata da alcune ombre: c'è ancora infatti da completare la partita dei regolamenti attuativi e soprattutto dei finanziamenti oltre che un'assenza di un'ottica di Rete in quella vertenza.

Obiettivo del prossimo autunno dovrà dunque essere la riapertura di quella vertenza adempiendo alle mancanze avvenute. Torneremo sotto i palazzi del potere per rivendicare ciò che vogliamo, il cambiamento che abbiamo innescato deve prendere la forma di un percorso irreversibile, e questa responsabilità è solo nelle nostre mani. Loro "non possono fermare il vento, ci fanno solo perder tempo"!